Il viaggio verso l'adolescenza

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Difetti fisici, insicurezza, timidezza e paure: gli adolescenti fanno fatica ad accettarsi e a stare bene con se stessi. Come può la mamma aiutare sua figlia nella difficile ma cruciale costruzione dell’autostima? I consigli della nostra esperta psicologa.

Generalmente l'autostima viene definita come quel sentimento che ogni persona ha di se stessa sia in termini di valore che nelle proprie capacità. Al suo interno possiamo rintracciare due macro aree:

•    Accettazione di se stessi intesa come la capacità di fornire una valutazione positiva di sé sia sul piano delle proprie capacità che su un piano più corporeo.
•    Sensazione di essere capaci, di avere delle competenze, di poter interagire in maniera proficua con l'ambiente circostante.
E' da un confronto continuo fra come ci percepiamo e come vorremmo essere che si originano i vari livelli di autostima: se la differenza è minima avremo un'alta autostima, se è accentuata allora sarà bassa.

L'autostima inizia a svilupparsi verso i 7 o 8 anni; è solo a questa età che i bambini iniziano a valutare se stessi in una maniera più globale e non solamente relativamente ad una prestazione specifica.
In un periodo particolare come  l'adolescenza, uno dei compiti evolutivi a cui si deve far fronte è la ridefinizione di una propria identità messa in crisi principalmente dai cambiamenti fisici che stanno avvenendo. A questa età si appare estremamente sensibili alle critiche che vengono mosse tanto dai genitori quanto dal gruppo dei pari, ma anche dal bombardamento mediatico.
Molte ragazze non accettano il proprio corpo: tendono a vedersi grasse, si confrontano con modelli di bellezza spesso ideale e perfetta. Il contrasto tra questi modelli e il riflesso della propria figura allo specchio le può portare a concentrarsi sui difetti fisici trasformandoli in insicurezze profonde che potrebbero sfociare in disturbi psicologici, facendole sentire inadeguate.

Ma come si può alimentare un'autostima positiva nella propria figlia?

1.    Un dialogo costruttivo è alla base:  cercare di spiegare come alcune percezioni che si hanno del proprio corpo sono distorte e i canoni di bellezza ideale sono degli artefatti.
2.    Cercare di connotare positivamente le sue caratteristiche di unicità e diversità, sottolineando come la diversità sia un qualcosa che arricchisce sia noi che gli altri.
3.    Mostrare un'accettazione incondizionata, farla sentire apprezzata e valorizzata senza tuttavia rinunciare a segnalare eventuali opinioni discordanti.
4.    Offrire una spiegazione agli errori commessi: sono funzionali all'apprendimento.
5.    Gli adulti si comportano come uno specchio grazie al quale i figli formulano dei giudizi su di sé osservando come vengono trattati dai genitori.
6.    Attenzione a criticare i suoi difetti: è importante non insistere troppo per non creare un pensiero fisso, ma i problemi evidenziati vanno comunque indirizzati.

La formazione dell'autostima ha quindi una funzione fondamentale in questa fase:  aiuta a vivere in maniera più positiva il proprio corpo e a raggiungere quella sicurezza personale utile per sentirsi realizzati e felici.


Dott.ssa Chiara Cicchese-Psicologa

Consegue la laurea magistrale in psicologia clinica e di comunità presso l'Università degli studi di Torino con una tesi in sessuologia per poi iscriversi all'Albo degli psicologi della Lombardia.
Ha iniziato la sua esperienza professionale a contatto con i bambini in un reparto di neuropsichiatria infantile. Questo le ha permesso di scoprire un particolare interesse per il mondo dell'infanzia tanto da farle proseguire e approfondire il suo impegno in questo ambito. Ha scritto, infatti, in qualità di psicologa, numerosi articoli per un sito web dedicato ai bambini.
Oggi collabora con diverse cooperative nell'ambito della disabilità, sia degli adulti che dei bambini, e della tutela dei minori oltre a svolgere la libera professione come consulente tecnico di parte nelle cause di natura civile quali affidi, adozioni e valutazione del danno.



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