Quando al bambino manca la voce

Quando al bambino manca la voce

C’è chi strilla, chi si sfoga nel gioco, chi tifa per il proprio idolo, chi invece grida in una festa oppure ama cantare a squarciagola… Le occasioni che un bambino ha per mettere a dura prova la voce sono davvero tante.


Il dato di fatto è che la voce risente dell’abuso anche in età pediatrica, al punto che non è raro che essa cambi timbro e diventi improvvisamente flebile. Questo genere di alterazione, molto più frequente di quanto normalmente si creda (i dati di alcuni studi indicano che può interessare dal 6 al 20% dei bambini), viene definito disfonia, mentre la totale mancanza di voce è denominata afonia.

La disfonia disfunzionale

Le cause della disfonia, sulla quale si focalizza questo articolo, possono essere molteplici: ci sono per esempio forme legate a malattie genetiche, altre a traumi, altre ancora a malattie delle vie aeree piuttosto che a cause neurologiche. Tralasciando le situazioni più complesse, che sono per fortuna quelle più rare, nel bambino la condizione più comune è rappresentata dall’abuso della voce. A tale riguardo un primo messaggio importante per genitori e insegnanti è quello di non sottovalutare il bambino disfonico, soprattutto se il problema persiste nel tempo. È infatti dimostrato che molti casi di laringite dell’adulto potrebbero essere evitati con un intervento in età infantile mirato a consolidare una corretta impostazione della voce. Questo caso configura la cosiddetta disfonia disfunzionale: l’altera­zione della voce è indotta da cause determinanti e da fattori scatenanti che agiscono su di un terre­no predisposto da fattori favorenti. Praticamen­te, se è necessario un terreno costituzionale favo­revole da parte del bambino, è altresì vero che la disfonia, per manifestarsi, necessita frequentemente del verificarsi di uno stato irritativo acuto che agisce come causa scatenante. Tra i fattori favo­renti o predisponenti rivestono peculiare impor­tanza il profilo psicologico del bambino, l'atteg­giamento fonatorio caratteristico dell'ambiente dove cresce, sia familiare che scolastico, che il bambino prende a modello, gli eventuali traumi fonatori cui va incontro la laringe nei primi mesi di vita. Spesso si delinea quindi una duplice realtà, caratterizzata da un lato dall'esistenza di un terreno psicologico favorevole, che realizza nella voce lo strumento di dominanza e controllo dei rapporti interpersonali con i coetanei, e dall'altro la presenza di quadri infiammatori in ambito rinofaringeo e faringeo che possono portare ad alterazioni della fonazione.

La conseguente ridotta prestazione vocale in­dotta dal quadro infiammatorio è vissuta dal bambino come un evento sfavorevole e negativo per cui egli è portato a mettere in atto meccani­smi fonatori correttivi per migliorare la voce e riacquistare il ruolo perduto. Tale tentativo però è destinato a fallire perché tali meccanismi fona­tori risultano essere antifisiologici e quindi cau­sa dell'instaurarsi di una disfonia disfun­zionale cronica che si svincola dal quadro in­fiammatorio che l’ha sostenuta. Talvolta anche situazioni di pianto acuto protratto in epoca neonatale possono favorire la predisposizione, a distanza di anni, a disfonia, a seguito dei microtraumatismi subiti dalle corde vocali.

Altre cause

Le infezioni possono essere annoverate al secondo posto tra le cause di disfonia. Tra gli agenti infettivi causa di laringite vanno ricordati i virus Influenzali e parainfluenzali, Rhinovirus, Adenovirus, Herpes, virus della varicella e in generale virus erpetici, Streptococcus Pneumoniae, lo Staphylococcus Aureus, l'Haemophilus Influenzae e, tra i funghi, Candida. Va da sé che il trattamento delle infezioni prevede il ricorso all’antibiotico che il pediatra ritiene più indicato per il quadro clinico specifico o che risulta più appropriato sulla base del risultato di un eventuale esame colturale. L’eventuale accumulo di catarro rappresenta l’indicazione all’impiego di preparati mucolitici.

Anche i traumi, sia diretti, come per esempio l’ingestione di corpi estranei, sia causati da agenti irritanti (gas o polveri, ustioni, reflusso gastroesofageo) possono causare disfonia a seguito della comparsa di laringite.

Un’ulteriore possibile associazione della disfonia è con l’asma. In questo caso la causa è rappresentata prevalentemente dal restringimento forzato delle vie aeree, caratteristico di questa malattia, e al maggior impegno necessario alla respirazione. Spetta al pediatra prescrivere i farmaci più opportuni per contrastare la costrizione bronchiale e migliorare la respirazione.

Conclusione

Poichè al giorno d'oggi le occasioni di scate­nare una patologia disfonica disfunzionale, che rappresenta il maggior contingente tra le forme croniche dell'infanzia, sono enormemente aumen­tate per le cambiate abitudini di vita della popo­lazione infantile in ambito sociale, è indispensa­bile che il medico curante tenga nella giusta con­siderazione il disturbo disfonico che non si risol­ve nell’arco di 1-2 settimane e tende a recidiva­re. Infatti la patologia infiammatoria delle pri­me vie respiratorie, associata all'abuso vocale quotidiano cui va incontro il bambino a scuola, nei giochi, nell'attività agonistica extrascolasti­ca, oggi sempre più frequente, sono elementi scatenanti e favorenti per l'instaurarsi di un quadro disfonico cronico che può diventare an­che elemento psicologico condizionante nella vi­ta di relazione. Si impone quindi in questi casi un'indagine foniatrica per una corretta diagnosi al fine di approntare un programma logopedico riabilita­tivo che faccia riacquistare al piccolo paziente una voce gradevole, accettabile e armonizzata con la sua età.

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