I no che educano alla crisi

I no che educano alla crisi

Lunedì mi è capitata sott’occhio un’inchiesta sui costi che le famiglie devono sostenere per i figli adolescenti. Si calcolava che mediamente per i ragazzi si spendono tra i 200 e gli 800€ al mese, con punte più alte per quelli che vivono con un solo genitore. Sembra che dire di no ad un bambino fino ai 12 anni sia più facile, mentre farlo con un adolescente può essere una durissima battaglia a chi cede per primo.


In più le necessità degli adolescenti sono molto più costose: non si tratta più del pacchetto di card da scambiare con gli amichetti, ma di abbigliamento firmato, di videogiochi, del motorino, dell’attrezzatura sportiva.

Come affrontare con i ragazzi la necessità di contenere le spese? Cosa rende così difficile per un figlio accettare dei “tagli” ai suoi consumi? Proviamo a capirlo con la storia di Marianna.

La vicenda comincia quando l’azienda per cui lavora il marito di Marianna decide di chiudere uno stabilimento e di portare tutta l’attività nella sede centrale, in una città lontana circa 300km da dove vive la famiglia. Si decide quindi che Enzo, il marito, si sarebbe trasferito dal lunedì al venerdì, dato che l’azienda accetta di sostenere le spese per i suoi pernottamenti lontano da casa, consentendo così ai figli di non dover cambiare le loro abitudini e a Marianna di mantenere il suo lavoro..

Marianna e Enzo sono una coppia giovane che ha fatto tutto in fretta: si sono conosciuti a scuola, si sono sposati presto e hanno subito avuto Alessia. Dopo 5 anni è nata anche Martina. Le bambine sono le “principesse” dei genitori che hanno con loro un rapporto giocoso e complice. Marianna è una bella donna, sempre curata e attenta. Per le figlie, lei e Enzo hanno sempre cercato di fare tutto il possibile: danza e nuoto, corsi di inglese, bei vestiti, gite e vacanze.

Alessia e Martina ora hanno 11 e 16 anni e sono proprio due bellissime principesse. Al punto che, quando l’azienda comunica a Enzo che non potrà più provvedere alla sua sistemazione in città, per i genitori cominciano i problemi. Fatti un po’ di conti si decide che si dovranno tagliare le spese superflue, cominciando dai corsi delle ragazze: a scuola imparano comunque l’inglese e invece della costosa scuola di danza possono fare attività fisica nella squadra di pallavolo della parrocchia che cerca sempre nuove atlete.

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Scoppia la crisi: prima la rabbia, poi le lacrime, poi un durissimo silenzio. Fino a che, un sabato, Marianna non torna a casa con un bellissimo tailleur nuovo comprato in saldo. Alessia riversa sui genitori tutto il suo risentimento: “Come hai potuto? Mi costringi ad andare in giro come una pezzente e ti compri un vestito nuovo? Ho perso tutte le mie amiche di danza e a scuola mi prendono in giro perché ho un cellulare più vecchio di mio nonno… Ma a voi cosa interessa di noi? Cosa vi importa se siamo felici? Vi basta continuare ad andare fuori con i vostri amici… E papà nemmeno si ricorda più di me quando è via: una volta il venerdì tornava sempre con una sorpresa, con un cd o una magliettina carina, ma ormai sono 3 mesi che mi ignora, che non mi porta più niente! Siete degli egoisti, non vi importa nulla di me e mi costringete a fare una vita da poveraccia emarginata.”

Come potete immaginare a nulla servono gli sforzi dei genitori di calmare la ragazza, né le spiegazioni, né i tentativi di trovare dei compromessi.

Ma è giusto che i genitori debbano giustificare i propri comportamenti ai figli ancora teenager? E che discutano con loro le questioni economiche? Perché Alessia che è una ragazza di solito intelligente e comprensiva, diventa completamente irragionevole? Cosa è andato storto nel dialogo con Marianna e Enzo?

Troviamo insieme le risposte nella discussione di questa settimana.

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