Galateo: regulation e… deregulation

Galateo: regulation e… deregulation

"Io sono stato invitato in tutti i migliori salotti. Una volta sola. (Groucho Marx)” Questioni di bon ton. Breve viaggio nei meandri del galateo


I nostri atteggiamenti, il modo con cui ci poniamo agli altri, come ci muoviamo, il tono della nostra voce, i gesti, ci raccontano degli altri per quello che siamo. E deve essere così. Anche nel nuovo Galateo, quello meno formale e più pratico da interpretare rispetto all’armatura formale dei precetti del pedante Monsignor Della casa. Ve lo ricordate? E meno male! Ma non sediamoci sugli allori. Il saper stare al mondo non è solo apparecchiare la tavola nel modo giusto, ma risiede in quella delicata grazia del buon senso applicato anche nelle piccole cose. Per essere sé stessi con garbo, leggerezza e mai sopra le righe.

Come dice Lina Sotis nel suo libro Il Nuovo Bon Ton (Rizzoli): “Voler essere quelli che non si è, è comico e soprattutto non riesce mai”. Ma anche essere educati rimanendo sé stessi è un’arte che non va sottovalutata.

Alla conquista dell’aplomb
Ecco qualche regola per il look, per il salotto e per risolvere i dilemmi a tavola.
Il look. Evitare l’effetto Velina. Alla moda sì, ma … il buon senso prevale. Alle giovani è concesso più o meno tutto, nei limiti del gusto, ma non siamo in uno show televisivo. Evitare le esagerazioni, specialmente ad una certa età. Out l’effetto animalier ad oltranza. Tigri e leopardi stanno molto bene nel loro habitat naturale, molto meno stampati su busti attillati, maglioncini improbabili, gonne minigonne o pantaloni. Altrettanta attenzione va riposta nel considerare le lunghezze, le… “cortezze”, le zeppone e i tacchi a spillo. Bellissimi! Basta saperli portare, perché in caso contrario la debàcle non è solo per la caviglia.

In salotto così come a tavola, la conversazione è un’arte. Se siete brillanti non nascondetelo, tutti hanno il diritto di parlare ed esprimere le proprie opinioni… anche gli altri. E siccome la vita è una questione di toni di voce, attenzione al volume e ai discorsi; non infiliamoci in quelli spinosi. Temi religiosi, politici, argomenti molto personali, per non parlare dei pettegolezzi. Se possibile evitateli. E se non è possibile, comunque vince la capacità di ascolto, comprensione e democrazia.

Anche quando parla … il vero, incontrastato “super-imbecille”? Accade sempre, prima o poi lo incontrerete anche voi. La risposta è sì! E a maggior ragione: se nessuno ci è riuscito prima, non sarete di certo voi a farglielo notare o a fargli cambiare un’idea strampalata. Meglio un sospiro segreto che una rissa con il lancio del panino.

I bambini a tavola devono stare seduti comodi per poterci restare fino alla fine del pranzo. E nei salotti del dopo cena non “ci azzeccano”! Incollati alle ginocchia e sbadiglianti sui divani alle prese con i noiosissimi discorsi tra adulti. Perché infliggere loro tutto ciò? A letto presto e con la tata. Preferibilmente a casa. Non mancheranno di certo altre occasioni di divertimento tra amici di famiglia alla loro portata. Un bel pic nic all’aria aperta o un pranzo domenicale informale e all’insegna della vivacità.

Dilemmi a tavola: prima di parlare di posizioni, posate e tovaglioli, pensiamo al telefonino. Please, spegniamolo. Ma lo sapete già, vero? Gomiti e mani vanno accostati al corpo e mai appoggiati; il coltello deve essere tenuto nella destra senza che l'indice tocchi la lama. Il cucchiaio viene introdotto di punta in bocca. Assolutamente proibito soffiare sulla minestra. Il bicchiere segue nei secoli le due regole basilari: bere a piccoli sorsi e mignoli incollati. Degli  stuzzicadenti non vogliamo nemmeno parlare.

Registration

Entra a far parte di Desideri Magazine e ottieni offerte esclusive!

Iscriviti subito

Un ultimo cenno, merita la Business Etiquette. Clienti, fornitori, sottoposti, capi… prima o poi bisognerà pranzare assieme a loro. Per una buona digestione, in qualunque modo vadano gli affari, meglio optare per il pranzo o il brunch. E’ il cliente che sceglie tra varie opzioni che gli offrirete e di affari si parla non prima del dessert.

Oggi per gli scambi formali si usa quotidianamente l’e-mail. Solo perché è veloce e in tempo reale non significa che non sia una lettera scritta. Tra colleghi stretti possiamo usare il tu e tenerci low profile. Ma curiamo sempre il buon italiano e la buona educazione. Le osservazioni vanno fatte senza giri di parole, ma sempre con garbo. Presentiamoci educatamente salutando sempre e firmiamoci.

Eccole qua, le buone regole dell’etichetta. Quelle che ci consentono non solo di fare bella figura, ma anche di sentirci sempre sicuri e a nostro agio in tutte le situazioni. E questo non è un aspetto meramente formale, è una grande conquista di civiltà e carattere.

Conferma i tuoi dati.

Per finalizzare la tua richiesta, ti preghiamo di compilare le informazioni qui sotto