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Essere donne l'8 marzo

Me lo ricordo il papà, quando la mattina dell’8 marzo mi svegliava con un mazzetto di mimose (quello più grande lo regalava alla mamma) e mi diceva: “Buona festa della donna, tesoro mio”. Il profumo era inconfondibile, aprivo gli occhi ed eccole lì ad aspettarmi, tutte per me. Ne prendevo un piccolo ramettino e lo portavo a scuola, tutta orgogliosa. Ero una donnina, mi sentivo più grande ogni volta che le annusavo e le mostravo alle amiche di scuola.


Poi è arrivata la fase in cui festeggiare l’8 marzo aveva un preciso significato: uscire con le amiche, parlando di tutto, per una serata al femminile. E, perché no, fare qualche follia, come quella volta in cui siamo andate a vedere uno spogliarello, con decine di donne urlanti intorno. Parlare in quel caso è stato difficile anche per noi, devo ammetterlo. E l’imbarazzo iniziale è stato sostituito dalle risate in compagnia di amiche e sconosciute, tutte donne, tutte insieme, anche se non per un nobilissimo scopo, ma solo per divertirsi un po’ alla faccia di mariti e fidanzati.

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Ma quelle esperienze pazze fanno parte del passato. Oggi per me celebrare l’8 marzo vuol dire molto di più: vuol dire conoscere tutti i traguardi che hanno raggiunto le donne negli anni e scoprire le iniziative che i gruppi femminili fanno un po’ in tutti i comuni d’Italia, per saperne di più e partecipare attivamente. Ce ne sono di tutti i generi, alcuni propongono mostre e visite, altri consigliano letture interessanti e recital proprio in occasione di questa festa, per riflettere ma anche per divertirsi. Coinvolgendo le amiche, ovviamente. Per trovare le iniziative più vicine basta andare qui. E se non sono vicine basta mettersi in viaggio, tutte insieme, e trovare quello che vogliamo, perché noi donne, si sa, non ci accontentiamo mai.

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