Quando la stanchezza diventa cronica

Quando la stanchezza diventa cronica

Come accorgersi dei segnali per escludere questa sindrome.


“È svogliato, non ha voglia di fare nulla; se potesse dormirebbe tutto il giorno; si dimentica di fare i compiti e si fa sempre riprendere a scuola; risponde male ma non sembra minimamente preoccuparsene”. Quante volte capita di sentir dire dalle mamme espressioni di questo genere, che denotano da un lato uno scarso interesse del loro bambino per i propri impegni quotidiani e dall’altro un comportamento che può oscillare dall’irritabilità all’apatia.

Dopo aver escluso, magari con l’aiuto del pediatra, le cause più importanti e dopo aver verificato che non si tratta di un atteggiamento passeggero ma di una situazione che tende a protrarsi nel tempo una diagnosi da non trascurare è quella di “sindrome da stanchezza cronica”. Intendiamoci: non deve diventare l’unica spiegazione a quei periodi di apatia, fisiologicamente inevitabili nella vita di tutti, bambini compresi. Ma è riconosciuto che anche in età scolare non è poi così raro imbattersi in una condizione caratterizzata da facile affaticabilità, disturbi del sonno, calo della memoria e delle performance cognitive, disturbi psicosomatici e perfino fobia per la scuola.

Gli
studi scientifici al riguardo sono ancora scarsi, ma hanno finora dimostrato che in concomitanza di questi periodi critici si verificano alcuni cambiamenti nella distribuzione di alcuni neurotrasmettitori a livello cerebrale. Mentre negli adulti la definizione di questa sindrome, che risale nella sua ultima versione al 1994, è più precisa e prevede una durata di almeno sei mesi, nel bambino le manifestazioni sono più sfumate. È bene tuttavia non sottovalutarle anche perché la persistenza dei disturbi, oltre a influenzare la resa scolastica, può col tempo portare a un calo dell’autostima del bambino, con tendenza all’isolamento, e ripercuotersi negativamente sul tono dell’umore.

Qualche consiglio pratico:
· Evitare di colpevolizzare il bambino e favorire la sua socializzazione
· Promuovere uno stile di vita con orari regolari dei pasti e almeno 8 ore di sonno
· Inframmezzare lo studio con qualche pausa, per esempio un quarto d’ora-venti minuti ogni due ore
· L’alimentazione deve essere il più possibile variata e ricca in frutta e verdure di stagione
· L’attività fisica, praticata con metodicità, è utile a sgombrare la mente dai pensieri ricorrenti


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Micky

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