La rinite allergica nei più piccoli

La rinite allergica nei più piccoli

Il termine pollinosi descrive una diffusa malattia allergica respiratoria chiamata anche rinite allergica stagionale o febbre da fieno. E’ una reazione dell’organismo, detta sensibilizzazione, che porta alla produzione di un tipo particolare di anticorpi, le IgE, che hanno la caratteristica di localizzarsi sulla membrana dei mastociti, cellule che contengono una specifica sostanza, l’istamina, e si ritrovano nella pelle, lungo le vie respiratorie e nell’apparato digerente.


Come si manifesta. In bambino predisposto all’allergia, al primo contatto con uno dei tanti pollini, incomincia a produrre IgE contro quella sostanza cosicchè, alla ripetizione del contatto, va incontro a una serie di disturbi quali:

-starnuti: si presentano spesso in rapida successione, con lacrimazione, tendenza a chiudere gli e prurito al naso;

-congiuntivite: infiammazione del tessuto che riveste la cavità dell’occhio (orbita) e la parte interna delle palpebre, a cui conseguono lacrimazione e fastidio alla luce (fotofobia);

-secrezione continua dal naso (rinorrea), che porta il bambino a soffiarselo spesso, irritando cosè la pelle;

-mal di testa, di solito lo avvertono in sede frontale;

-tosse secca e raucedine.

Benchè le manifestazioni della pollinosi tendano a essere più evidenti in età scolare, si ritiene che essa insorga, di solito in maniera subdola e graduale, nei primi 5 anni di vita.

Le piante incriminate. La pollinosi primaverile è dovuta a pollini di alberi, quali ad esempio la quercia, l’olmo, l’ontano, l’acero, la betulla, il pioppo nero. L’esposizione ai pollini in primavera è di breve durata per alcune specie. I pollini pesanti restano tendenzialmente nelle vicinanze delle piante da cui provengono, mentre quelli più leggeri dispersi dal vento cominciano ad essere disseminati non prima di agosto e continuano fino alle prime gelate d'autunno.

La pollinosi estiva è dovuta pollini di erbe, quali ad esempio gramigna, capriola, codolina, erba, primaverile dolce, frutteti, ed a pollini di erbe selvatiche come l’acetosella e la piantaggine.

La pollinosi autunnale è dovuta a pollini di erbe selvatiche come l’ambrosia. Altri fattori in grado di produrre una rinite allergica perenne, peraltro più frequente a partire dall’adolescenza, sono acari, forfore e pelo di animali.

Una malattia complessa. Le pollinosi presentano frequenti associazioni a sinusiti e otiti e che possono presentare   un’evoluzione talvolta imprevedibile di altre forme allergiche: dopo la risoluzione di una dermatite atopica, per esempio, un bambino può sviluppare una forma di asma e magari soffrire da adulto di pollinosi oppure sviluppare una pollinosi che poi si attenua o scompare con l’adolescenza.

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La diagnosi. La diagnosi si basa principalmente sul racconto dei genitori e sulla visita del bambino. Gli elementi importanti per il pediatra sono la familiarità per le malattie allergiche, l’epoca di insorgenza, la frequenza e l’intensità dei disturbi e la presenza di altre manifestazioni allergiche.
Per l’identificaizone delle sostanze scatenanti (allergeni) il metodo più utilizzato sono le prove cutanee
(prick test), che consistono nell’applicazione di estratti di allergeni sulla cute dell’avambraccio con lo scopo di rilevare un’eventuale reazione locale di gonfiore e arrossamento. Tuttavia questo metodo presenta alcuni limiti, essendo meno preciso al di sotto dei tre anni d’età a causa della minore reattività cutanea. Quando ci sono particolari sospetti su un allergene si può effettuare una ricerca, su un prelievo di sangue, delle IgE specifiche.

Cura e prevenzione

Premesso che evitare l’esposizione agli allergeni è difficile, la cura della pollinosi si avvale di alcuni strumenti farmacologici:

-gli antistaminici, disponibili in gocce e sciroppo, che contrastano la liberazione dell’istamina, la sostanza principalmente responsabile dei sintomi allergici  illustrati;

-i cortisonici, normalmente impiegati in formulazioni topiche (spray nasale): contrastano il processo infiammatorio scatenato dal contatto con l’allergene; malgrado il basso assorbimento di molti preparati, che agiscono prevalentemente a livello respiratorio, il loro impiego deve essere rigorosamente controllato;

-il disodiocromoglicato, si tratta di una sostanza, disponibile in collirio, bistine, soluzione e capsule, che stabilizza la membrana dei mastociti, rendendola meno reattiva agli stimoli che portano alla liberazione di istamina.

Per quanto riguarda la profilassi sono stati compiuti passi importanti nel campo dell’immunoterapia specifica. Si tratta della somministrazione giornaliera sotto la lingua dell’allergene (per esempio graminacee, parietaria) a cui si desidera desensibilizzare un individuo, incominciando nel periodo prestagionale (in autunno per la maggior parte dei pollini). Dopo una prima fase, detta di induzione, in cui si aumenta progressivamente la dose, si continua a somministrare la dose massima tollerata da una a tre volte la settimana (fase di mantenimento). La terapia si protrae per tre -quattro anni a partire dal quinto anno d’età, anche se alcuni dati recenti mostrano la sua efficacia e una buona accettazione anche a partire dai tre anni.

Perché sono in aumento

E’ soprattutto l’aumento dell’inquinamento atmosferico ad aver determinato una maggiore diffusione delle malattie allergiche rispetto al passato. In primo luogo, perché le piante stesse, in condizioni di stress producono una quantità maggiore di pollini, dovuta, in alcuni casi anche a fenomeni di fioriture multiple (per esempio gli ippocastani dei viali cittadini). Una elevata prevalenza di sensibilizzazione ai pollini di ippocastano, si registra specialmente in bambini che vivono in città rispetto a quelli che abitano in campagna. In secondo luogo gli inquinanti, e in particolare le polveri respirabili e l’ozono irritano sensibilmente gli occhi e l’intero apparato respiratorio. I pollini pertanto arrivando su superfici già irritate determinano reazioni che risultano notevolmente amplificate.

Un altro aspetto da considerare è l’aumentata frequenza degli episodi invernali di siccità che, favorendo la persistenza del polline in atmosfera (il polline risulta più leggero), ne determinano una maggiore aggressività aggravata anche dal fatto che naso, occhi e gola risultano più irritabili in condizioni di aria secca.

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