L'idratazione della pelle del bambino

L'idratazione della pelle del bambino

La pelle del bambino è caratteristicamente liscia, rosea, elastica e tonica. Uno degli elementi fondamentali, che concorrono a renderla tale, è lo stato di idratazione, e cioè un elevato contenuto di acqua. E’ sempre fondamentale preoccuparsi della salute della sua pelle poichè è anche meno protetta dal sistema difensivo ed è pressoché priva di quella sottile pellicola, denominata film idrolipidico, che si consolida dopo la pubertà a cui si farà cenno più avanti.


Qui di seguito esamineremo alcune situazioni in cui l’idratazione della pelle rischia di essere compromessa.

Come osservare la pelle
L’osservazione del bambino, sempre preferibilmente alla luce naturale, è fondamentale. Gli elementi più importanti da considerare sono la sede della manifestazione, la forma, le caratteristiche e l’estensione delle zone irritate e la presenza eventuale di disturbi associati, come il prurito. La localizzazione può costituire un indizio fondamentale: l’interessamento per esempio di una zona scoperta può suggerire il possibile ruolo dell’esposizione al sole o al freddo, un contatto con sostanze irritanti o un’infezione, mentre l’arrossamento di una piega corporea (ascelle, inguini, spazio interdigitale) può orientare verso una candidosi. Una forma ben precisa e demarcata potrebbe far pensare a una dermatite da contatto, caratterizzata per l’appunto da un aspetto “a stampo”, che riproduce la forma dell’oggetto-veicolo di elementi allergizzanti (per esempio il nichel di un orologio o della fibbia di una cintura). La presenza di prurito al di là del fastidio può complicare ulteriormente il quadro soprattutto nei bambini, che rischiano attraverso il grattamento di favorire infezioni locali o trasportare anche microrganismi da una sede corporea a un’altra.

Il neonato e il lattante
La pelle del bambino e in particolare del lattante è estremamente delicata e predisposta quindi ad arrossamenti. Essa, infatti, ha uno spessore notevolmente inferiore (circa la metà) rispetto a quella dell’adulto e, come già accennato, non ha il film idrolipidico, frutto della secrezione sebacea e della traspirazione. Per queste ragioni risente dei fattori atmosferici (vento, sole, freddo) e tende a reagire in maniera talvolta sproporzionata alla causa iniziale. Nei bambini più piccoli la zona  genitale è quella in assoluto più esposta a dermatiti, favorite da un ritardo anche lieve del cambio del pannolino. L’applicazione sistematica a ogni cambio del pannolino di una crema all’ossido di zinco, che esplica un’azione antinfiammatoria naturale, e l’impiego di detergenti studiati “a misura di bambino”, è la soluzione più efficace ai fini della prevenzione. Una possibile complicanza della dermatite da pannolino è la candidosi, che comporta un notevole arrossamento della pelle (si può arrivare a vederla color mattone) e soprattutto l’interessamento delle pieghe inguinali e scrotali. La terapia in questo caso deve avvalersi di preparati antimicotici topici, opportunamente prescritti dal pediatra.

La dermatite atopica
La dermatite atopica è la forma più frequente nel bambino, e si manifesta per lo più in soggetti predisposti geneticamente a fenomeni di tipo allergico. L’esordio della malattia avviene di solito tra il primo ed il sesto mese di vita. Nel neonato le prime manifestazioni interessano il volto, in particolare i lati del viso, le pieghe degli arti, il collo ed il dorso delle mani. Nel bambino più grande e nell’adulto l’eczema tende a localizzarsi in aree circoscritte come la regione attorno alla bocca, le palpebre, il dorso delle mani. Le manifestazioni variano in rapporto allo stadio evolutivo, che tende a presentare un decorso ciclico con esacerbazioni soprattutto nei mesi freddi e attenuazione in estate. Nella maggior parte dei casi, specialmente nelle forme lievi, la dermatite atopica va incontro a remissione parziale o completa intorno ai 5-6 anni. Sulla cute dell’atopico è bene utilizzare detergenti ed  emollienti allo scopo di migliorare l’idratazione, evitare lo sfaldamento di cellule (delipidizzazione) e le riaccensioni spesso favorite dall’eccessiva secchezza e dal grattamento, ricordando che l’esposizione al sole è in grado talvolta di favorire remissioni anche prolungate. Il trattamento topico delle lesioni in fase acuta, che deve essere indicato dal pediatra, si avvale in genere di cortisonici topici, prediligendo quelli meno potenti (non fluorurati), da applicare per periodi limitati, evitando zone quali le palpebre (rischio di atrofia, cioè assottigliamento permanente)  e i glutei, dove il pannolino esercita un’azione occlusiva. Più recentemente si sono resi disponibili immunomodulatori locali, cioè preparati in grado di ridurre la reattività caratteristica dell’individuo atopico. Possono essere utili anche preparati vegetali (fitoderivati) provvisti di una discreta attività antinfiammatoria. La terapia per via generale prevede l’assunzione di antistaminici per cicli di 15-20 giorni quando il prurito è intenso. In alcuni casi gli acidi grassi essenziali della serie omega-3 a dosi elevate offrono un valido supporto aumentando gli intervalli liberi dall’eczema.

Dermatite da freddo
È tipica della stagione invernale ed è una classica manifestazione dovuta alla disidratazione delle zone più esposte, in particolare le guance e, se non adeguatamente coperte, le dita delle mani. In effetti non tanto il freddo in sé quanto l’esposizione al vento a favorire la perdita di acqua nella cute, che in un primo tempo si arrossa e successivamente si screpola, dando luogo a una desquamazione fine, testimonianza dell’irritazione. L’applicazione di una crema protettiva è la migliore indicazione preventiva, in previsione di una gita in montagna o anche, nei bambini con pelle più sensibile, di una semplice uscita in città, se le condizioni meteorologiche sono particolarmente avverse.

Dermatiti irritative e da contatto
Le dermatiti da contatto esprimono una reazione della pelle nei confronti di una o più sostanze estranee, causata da fenomeni di tipo irritativo diretto oppure di natura allergica. La dermatite irritativa è in genere causata da agenti chimici (sostanze acide o alcaline, tra cui anche tracce di detersivo sugli indumenti) e il danno sulla cute avviene con meccanismo diretto e nella sede di contatto. La dermatite allergica da contatto  può essere invece scatenata da metalli quali cromo, cobalto, nichel oppure da materie plastiche: da qui la necessità di una stretta sorveglianza su giocattoli, pastelli, trucchi per la pelle e accessori che i bambini (e in particolare le femminucce) potrebbero utilizzare.  La terapia ha carattere esclusivamente sintomatico, in quanto la soluzione più efficace è la prevenzione del contatto attraverso l’allontanamento dalla sostanza, e quindi dell’oggetto,  in causa. Utile è l'uso di creme idratanti e di creme barriera, per proteggere il più possibile la pelle.

Le dermatiti conseguenti all’esposizione al sole
L’esposizione al sole diretto, caldamente sconsigliata  al di sotto dei 2 anni d’età, è spesso causa di dermatiti che possono comportare anche veri e propri danni a carico della pelle e devono essere sottoposte a un trattamento mirato e tempestivo.
L’eritema solare è la forma più comune ed è caratterizzato da arrossamento e disidratazione locale della pelle, spesso associato a prurito e a sensazioni fastidiose, che segue a distanza di qualche ora l’esposizione al sole. La sua entità è proporzionale all’intensità e alla durata dell’esposizione che, quando supera i limiti tollerati dal singolo individuo, può portare a una vera e propria scottatura o ustione. L’impiego di filtri adeguati, ai quali si consiglia di far seguire, ultimata l’esposizione, l’applicazione di un prodotto idratante, riduce i disagi legati all’eritema e soprattutto limita i danni provocati dagli UVB e dagli UVA. Nei casi in cui l’eritema appare sin da subito più marcato è bene evitare l’esposizione al sole per qualche giorno, ricorrere a un trattamento locale con creme emollienti ed eventualmente somministrare per bocca un antistaminico per controllare il prurito. L’alimentazione deve privilegiare i cibi ricchi di carboidrati, vitamine e proteine nonché apportare una buona quantità di liquidi.

La fotoallergia
La fotoallergia chiama in causa, invece, il sistema immunitario, non è dose-dipendente, interessa soltanto gli individui sensibilizzati, si estende anche alle zone coperte e ha un aspetto eczematoso. I fotoallergeni più comuni sono alcuni profumi,  filtri solari, antibiotici, antinfiammatori e psicofarmaci. La terapia prevede, oltre alla temporanea sospensione dell’esposizione al sole e se possibile del contatto con il fotoallergene, l’impiego di creme cortisoniche ed eventualmente di antistaminici per via orale.

La dermatite polimorfa solare
La dermatite polimorfa solare è la manifestazione più frequentemente legata all’esposizione al sole e con comparsa nella tarda primavera o all’inizio dell’estate. E’  caratterizzata da un’eruzione di elementi solidi (papule), vescicole e perfino bolle nelle aree fotoesposte (viso, superficie laterale degli arti superiori, decolleté) che segue un’esposizione intensa al sole ed è preceduta da prurito o senso di puntura. Il problema si risolve in pochi giorni se viene evitata ulteriore esposizione al sole, ma ha tendenza a ripetersi per anni – se pur in genere con un andamento progressivamente meno intenso - in occasione delle prime esposizioni. La terapia si avvale di creme cortisoniche ed eventualmente di antistaminici per bocca, utili a contrastare il prurito. La prevenzione più efficace è quella per via topica, che fa uso di sostanze schermanti con elevato fattore di protezione.

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