Gli integratori nei bambini

Gli integratori nei bambini

Tra alcune mamme è ancora diffusa l’opinione che il concetto di “integratore” sia del tutto equiparabile a quello di “ricostituente”, indicato soprattutto in primavera...


Un termine, quest’ultimo, equivoco, che non fa parte del gergo scientifico e meriterebbe pertanto di essere bandito dal dizionario medico. La visione del pediatra di oggi è invece più oggettiva  e scrupolosa, anche perché l’esperienza di paesi, quali gli Stati Uniti, in cui la supplementazione vitaminica sembra più importante della stessa alimentazione, insegnano che qualsiasi abuso, anche quando si tratta di sostanze naturali, non soltanto non offre vantaggi, ma potrebbe anche essere dannoso.
Se nella fascia d’età 0-3 anni il regime dietetico è più controllato, ed è di solito il pediatra a valutare l’opportunità di un’integrazione, nelle epoche successive va ricordato che il vero problema è oggi rappresentato dalla malnutrizione per eccesso, e cioè da sovrappeso e obesità, mentre le gravi carenze nutrizionali – pellagra, beri-beri e scorbuto, per citare qualche nome – sono diventate un lontano ricordo storico. È tuttavia paradossale che proprio i bambini obesi, a fronte dei classici errori alimentari, sono più esposti al rischio di deficit detti “marginali”, cioè limitati a un singolo o a pochi nutrienti, quali per esempio oligoelementi  (zinco e selenio, fondamentali per le difese immunitarie). Per contro alcuni bambini in corso di svezzamento sono a rischio di deficit di ferro, legato principalmente a un ridotto apporto alimentare o all’inserimento del latte vaccino prima del dodicesimo mese. La mancanza di questo minerale riguarda anche molti adolescenti, in particolare di sesso femminile, quale risultato della monotonia delle loro abitudini a tavola, a cui si associa spesso un’introduzione eccessiva di grassi saturi, nocivi per le arterie, a svantaggio di quelli polinsaturi.


Quando servono nella vita quotidiana
Una dieta varia ed equilibrata, cioè con il giusto rapporto tra zuccheri, grassi e proteine (che dovrebbero rappresentare rispettivamente il 60, 30 e 10% delle calorie giornaliere), una periodica alternanza dei vari cibi nel rispetto delle frequenze raccomandate dalla piramide alimentare e sostanzialmente un apporto calorico commisurato al sesso, all’età e allo stile di vita del bambino, sono i presupposti di un corretto approccio dietetico. Il vero problema è che difficilmente oggi queste semplici indicazioni vengono rispettate: i bambini che consumano regolarmente frutta e verdura, per esempio, sono una netta minoranza, e le stesse esigenze di vita quotidiana portano le mamme, spesso impegnate anche in un’attività lavorativa, ad assecondare le richieste dei propri figli e a cucinare sempre meno, affidandosi alla variegata offerta di cibi precotti, notoriamente meno ricchi in composti essenziali. Un altro aspetto di cui tenere conto è l’iperlavoro a cui sono sottoposti numerosi bambini che, oltre agli impegni didattici, affrontano varie attività ludico-ricreative. Non è escluso pertanto che possano presentarsi momenti dell’anno in cui un’integrazione mirata diventa un supporto efficace, per esempio in primavera, con la ripresa della vita all’aperto, fase di convalescenza dopo una tipica infezione di comunità, in genere accompagnata da un periodo di relativa inappetenza, o in concomitanza della variazione di abitudini al cambio di stagione o ancora di periodi di particolare stress psicofisico (verifiche, interrogazioni, esami). Il consulto del pediatra è sempre utile per fare in modo che l’apporto di vitamine, acidi grassi essenziali e sali minerali non avvenga in maniera empirica e grossolana ma sia realmente adattato alle necessità del singolo bambino.

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