dimmi perché piangi

Dimmi: perché piangi?

Il Dott. Piercarlo Salari, pediatra, avverte: “Il pianto è l’unica modalità espressiva del neonato e non necessariamente esprime bisogno o disagio”.


Continuate a chiedervi se avrà fame, sete o sonno? Mal di pancia, forse? I motivi possono essere tanti ed è frustrante assistere al pianto del nostro bebè senza poterlo aiutare, né capire cosa cerchi di comunicarci. Per orientarvi nell’intricata selva dei suoi “segnali”, confusi ma sonori, ecco le principali cause del pianto.

•    Ha fame: come ogni cucciolo, il bambino avverte la frequente necessità di alimentarsi. Prima di piangere, però, di solito apre gli occhi e incomincia a muovere le labbra.

•    Il pannolino è sporco: è una condizione fisica che non sa codificare, ma di cui avverte il disagio.

•    È troppo coperto: spesso il bimbo soffre più il caldo che il freddo. Per verificare, mettete una mano sul pancino (mani e piedi sono sempre più freschi).

•    Le coliche gassose: spesso nelle ore serali, si riconoscono perché il pancino diventa teso e il piccolo si accovaccia.

•    Reflusso gastro-esofageo: il dolore è dovuto alla risalita di materiale acido in esofago, tipicamente a oltre mezz’ora dalla poppata. Spesso si ritrovano sul cuscino residui di latte cagliato e di odore acre e a lungo andare il piccolo può ridurre le poppate e perdere peso.

•    Dolore vero: è il caso, per esempio, della frattura di clavicola durante il parto, diagnosticata già alla prima visita. Il neonato urla quando viene manipolato.

•    Disagio da condizioni ambientali non ottimali, come per esempio un’umidità eccessiva che ostacola la traspirazione.

•    Ittero e punture d’insetto: sono causa di fastidio e rendono perciò il neonato irritabile.

•    Pianto inconsolabile: è per lo più legato a uno stato infettivo o conseguente a vaccinazioni.

•    Pianto “liberatorio”: molti lattanti piangono poco prima di addormentarsi, come a voler scaricare la tensione.

Quando rivolgersi al medico?
In generale un pianto acuto, protratto – nel qual caso può risentirne anche il timbro della voce – e non facilmente consolabile indica un disagio potenzialmente importante. Consultate il pediatra se al pianto si associano vomito, diarrea, febbricola o alterazioni vistose o immotivate del comportamento, del ritmo sonno-veglia o della crescita.

Registration

Entra a far parte di Desideri Magazine e ottieni offerte esclusive!

Iscriviti subito

Conferma i tuoi dati.

Per finalizzare la tua richiesta, ti preghiamo di compilare le informazioni qui sotto

Ho imparato che spesso l'istinto è utilissimo in molti casi....per cui è importante non sottovalutarlo, non per altro siamo mamme.

  • Segnala

Il miglior pediatra in certe occasioni siamo noi MAMME !

  • Segnala

Ognuno di noi gestisce in modo differente il pianto dei propri piccoli, proprio perchè ogni bimbo è a sè ed ogni mamma è la persona più in sintonia con le sue necessità. Se senti che il tuo piccino piange e credi sia importante consolarlo, fallo, discuterai una volta di più con il tuo compagno ma sarai sicura di aver fatto quello che per te era giusto.

  • Segnala
zzzzz

zzzzz

Segnalato

è sempre difficile dire chi ha ragione. se ti scopri a cedere sempre magari prova a dare ascolto anche al tuo compagno, se noti invece che cedi solo in determinate situazioni, allora cerca di spiegare al tuo compagno come distingui a pianti... così viene coinvolto e magari capisce anche il tuo punto di vista.

  • Segnala

Segui il tuo istinto!!!! La mia piccolina di 40 giorni all'improvviso ha deciso che non voleva più stare nella culletta ma solo in braccio... TUTTI mi dicevano che era un capriccio e che la stavo viziando, ma dentro di me sentivo che aveva bisogno di qualcosa, che quel contatto le serviva ma non capivo perchè... alla fine l'ho portata dalla pediatra, erano coliche gassose!!!

  • Segnala