I disturbi del sonno nei bambini

I disturbi del sonno nei bambini

Il sonno costituisce circa un terzo della vita umana, e nel caso del neonato e del lattante occupa i tre quarti e più della giornata.Approfondiamo il tema e scopriamo le possibili soluzioni ai disturbi del sonno dei nostri bambini.


Nel primo anno di vita facilitano l’addormentamento il dondolio (in culla o in carrozzina) e  il contatto fisico con i genitori,  purchè non siano troppo stanchi o esasperati, al punto da trasmettere al piccolo ansia e tensione anziché il necessario conforto. Dopo il sesto mese può inoltre essere utile consentire al bambino di portare a letto il giochino o il pupazzino preferito.

Sono molto frequenti
Sono numerosi i bambini che presentano disturbi del sonno, cioè comportamenti anomali durante il  riposo notturno, seguìti per lo più da un risveglio immediato e spesso associato a particolari reazioni emotive. Il più delle volte si tratta di  problemi transitori e privi di conseguenze,  ma è bene che i genitori riferiscano minuziosamente quello che osservano al pediatra, che sarà così facilitato nell’interpretazione del disturbo in causa. Più frequente in assoluto è la situazione del lattante che dorme poco o si sveglia spesso perché il suo ritmo sonno/veglia è invertito o per altre ragioni (ad esempio fame, mal d’orecchio, disturbi della dentizione), sulle quali devono focalizzarsi l’attenzione e i provvedimenti. Se è allattato al seno – e in particolare con modalità “a richiesta” - una poppata extra risolve di solito il problema e concilia la ripresa del sonno. Se il bambino è invece alimentato con latte formulato è più utile tranquillizzarlo con carezze e parole dolci. E’ invece opportuno per i genitori evitare atteggiamenti rigidi o esternazioni di nervosismo.

I disturbi classici
I principali disturbi del sonno riguardano fondamentalmente la qualità più che la durata complessiva del riposo o il rifiuto di andare a letto, sono:
- i risvegli improvvisi (più frequenti nei lattanti), spesso accompagnati da crisi di pianto;
- difficoltà dell'addormentamento, più frequente a partire dai 2 anni d'età, e il più delle volte legata alla "paura del buio" o al silenzio;
- gli incubi, ossia sogni spaventosi, evocati per lo più da vissuti, racconti, o storie animate da cui un bambino particolarmente sensibile e recettivo resta impressionato, che determinano un risveglio brusco con pianto;
il pavor nocturnus (terrore notturno): il bambino si sveglia di soprassalto, si siede in mezzo al letto e incomincia a urlare e, a differenza degli incubi, non si riesce a consolarlo; dopo qualche minuto si riaddormenta dimenticandosi completamente dell’accaduto;
- il sonnambulismo: il 15-30% dei bambini in età scolare presenta almeno una volta un episodio di sonnambulismo, che si ripete nell'1-3% dei casi;
- il sonniloquio: il bambino parla nel sonno, pronunciando parole o frasi brevi senza senso o legame apparenti.

Osservare e riferire al pediatra
La maggior parte dei disturbi del sonno sono benigni ma è opportuno che i genitori si preoccupino di osservare:
- se si ripetono in alcune occasioni, come ad esempio l’assenza prolungata di uno di loro o comunque una scarsa disponibilità di tempo da dedicare al proprio bambino;
- se si possono associare a qualche abitudine scorretta della famiglia, come ad esempio una vita sregolata e imprevedibile oppure alla consuetudine di andare a letto tardi, tenere luci accese, mantenere un ambiente rumoroso e così via;
- se sono frutto di abitudini consolidate: ad esempio un bambino che ha sempre dormito nel letto dei genitori, nel quale si ostina a voler rimanere ogni sera;
- se sono finalizzati al raggiungimento di uno scopo, il più delle volte rappresentato dall’ottenimento di coccole e rassicurazioni;
- se anche durante la giornata il bambino assume atteggiamenti insoliti o  se richiede espressamente più attenzione e affetto.

Cosa fare subito
- Nel caso dei risvegli è consigliabile una vigile attesa, per cercare di intuire la possibile causa del pianto del bambino, spesso dovuto all'ansia di separazione dai genitori. Non è necessario fare nulla se si riaddormenta da solo dopo qualche minuto. Se è necessario intervenire, si consiglia invece di non illuminare il locale in cui si trova il bambino ma una stanza vicina;
- rassicurare il bambino che stenta a addormentarsi, raccontandogli magari una favola (purchè con una storia distensiva e a lieto fine, che non generi paura o ansie inutili);
- impartire al bambino un'"educazione al sonno", rispettando con sistematico rigore gli orari e gli eventuali “rituali”, cioè quelle particolari operazioni ripetute sempre con la stessa sequenza e, come il racconto di una favola seguito dal “bacio della buonanotte”, che offrono al piccolo rassicurazione. Se il bambino è più grandicello incominciare a ricordargli di andare a letto con un buon anticipo (almeno un'ora), abituandolo a una prassi regolare (ad esempio lavarsi i denti, riporre gli indumenti, indossare il pigiama, e così via);
- un’eventuale agitazione ed euforia eccessive (ipereccitazione) del bambino non giustificano un ritardo del momento di andare a letto, ma sono da interpretare come un segnale di stanchezza;
- in caso di incubi consolare il bambino, che ricorda perfettamente il sogno; questo non sarà più necessario dopo i 5-6 anni, quando il bambino avrà imparato a riprender sonno da solo. Per il pavor nocturnus, che non lascia alcun ricordo nella mente del bimbo, non occorre alcun provvedimento;
- se il bambino si dovesse alzare durante il sonno, e camminare o    compiere qualche movimento, è bene non svegliarlo ma evitare semplicemente che possa urtare contro mobili o cadere da scale o finestre: se gli episodi dovessero ripetersi o in caso di necessità per ragioni di sicurezza, può  essere utile sistemare opportune barriere protettive.

Gli errori da evitare
- Non somministrare farmaci (ad esempio sonniferi o tranquillanti già disponibili in casa) ma, in caso di necessità, utilizzare, sentito il parere del pediatra, prodotti "naturali" come le classiche tisane o gli infusi di erbe calmanti;
- non trasmettere al bambino una preoccupazione eccessiva, per evitare un “ricatto” da parte sua (ad esempio l’accoglienza nel letto dei genitori in cambio di una sua remissiva “tranquillità”);
- evitare che il bambino dorma nel letto dei genitori: se si protrae nel tempo, questa abitudine si trasforma in un capriccio sempre più difficile da superare; è utile invece che a partire dai 6-8 mesi il bambino impari a dormire nel suo lettino e, se possibile, nella sua cameretta;
- un bambino non dovrebbe andare a letto più tardi delle 9 di sera: il suo organismo ha infatti bisogno di dormire almeno 9-10 ore per notte, e  quanto più la routine quotidiana viene interrotta o disturbata tanto più facile è un'alterazione del ritmo sonno/veglia e perciò la comparsa di disturbi del sonno;
- se rientra tardi dal lavoro, è bene che il papà limiti le sue coccole allo stretto indispensabile: è più importante “rinviarle” a un altro momento  per consentire al bambino di andare a letto sempre all’ora prestabilita.

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