Vicini ai bambini nell’emergenza
Un'emergenza inevitabilmente produce un cambiamento in tutte le persone che la vivono, sia che ne siano partecipi o semplici spettatori; ed i bambini e gli adolescenti sono quelli di cui dobbiamo preoccuparci di più in entrambi i casi. Un incidente o un lutto possono essere vissuti emotivamente con analoghe difficoltà. Ecco allora semplici consigli ed accorgimenti che ho scritto la notte prima di partire per l'Abruzzo, pensando a cosa avrei dovuto fare una volta arrivata là.
IL LUOGO SICURO
Tutte le persone colpite da una crisi, oltre a dare risposta ai bisogni primari (mangiare e dormire), di un luogo fisico dove ripararsi, ha bisogno di un luogo affettivo dove rifugiarsi e riprendersi. Deve essere un luogo sicuro dove sentirsi tranquillo a tal punto da permettersi di attivare strategie per affrontare la nuova realtà. In questo luogo deve essere possibile esprimere le emozioni nella forma che ci è più vicina nel momento di crisi e che può essere il grido, il pianto la parola o il silenzio, la scrittura, la drammatizzazione o il gioco.
LASCIARE IL TEMPO E LO SPAZIO
E' importante lasciare il tempo e lo spazio necessari per poter comprendere e collocare gli eventi e non imporre relazioni e/o richieste che possono essere invadenti e non adeguate per quel contesto emotivo.
IL GIOCO
Il gioco è il luogo in cui il bambino esprime le sue fantasie, i suoi desideri e le sue esperienze reali in modo simbolico; è quindi un linguaggio simbolico che dobbiamo interpretare, stando attenti a tutti i singoli fattori che lo costituiscono. Come e quanto un bambino ha vissuto un evento tragico rimane nella mente e lascia tracce nel corpo, dobbiamo quindi stare attenti a contrazioni, posture movimenti particolari e anche pensieri, emozioni, fantasie ed immagini che rimangono in sospeso nella mente del bambino, finché non saranno rielaborate.
“nel gioco il bambino non si limita a superare la realtà dolorosa; nel gioco egli trova il modo di dominare l'angoscia delle minacce interne proiettandole sul mondo esterno” (M Klein).
ASCOLTO ATTIVO
Le reazioni dopo il disastro sono tutte da considerarsi normali, non dobbiamo giudicare, ma credere a quello che i bambini esprimono, rispettando ed accettando le loro emozioni.
NORMALIZZAZIONE DELLE EMOZIONI
Tutte le emozioni espresse dopo un trauma sono per i ragazzi reali, non dobbiamo né sminuirle né sottovalutarle ma accettarle e far capire loro che non c'è niente di sbagliato nell'avere paura o nel piangere dopo un evento critico, non sono loro ad essere anormali ma l'evento.
Come forse avrete letto nella presentazione di questo spazio, la dottoressa Raffaella Buzzi è Psicologa e lavora principalmente con bambini e adolescenti. E’ anche Segretario dell’associazione Psicologi per i Popoli – Veneto www.psipopoli-veneto.org e con alcuni suoi colleghi e con i volontari della Protezione Civile è in questo momento nelle zone colpite dal terremoto.
Sul blog del Presidente trovate aggiornamenti più recenti sulle attività dell’associazione http://psicologiaemergenza.blogspot.com
Sul sito dell’associazione nazionale Psicologi per i Popoli invece c’è un documento con indicazioni specifiche per genitori e insegnanti su come comportarsi con bambini e ragazzi che hanno subito un trauma o un lutto www.psicologiperipopoli.it/files/Aiutare_bambini.pdf
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