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L'educazione sessuale e affettiva nella scuola? Sì!
Vediamo perchè alla luce di come le nuove generazioni percepiscono e vivono la sessualità.

In un momento storico quale quello in cui ci troviamo l'argomento “sessualità” è così esplicito che giovani e giovanissimi si trovano a porsi delle domande sulla vita sessuale in generale e propria e sono continuamente sottoposti a stimoli di natura erotica in ogni contesto che banalizzano e riducono la sessualità ad unico e solo impulso. Proprio in questo contesto sarebbe maggiormente auspicabile che Educazione e Sessualità si incontrassero. Ma nella profonda crisi che caratterizza la nostra società sono ridotti quegli orientamenti educativi etici responsabili di educare ad una sessualità intesa come comunicazione personale, intimità e produttrice di simboli affettivi, amicali, sociali.

 La sessualità è stata sempre vista come una minaccia per i sistemi sociali ed educativi, ma distinguerei : quale sessualità? Quella sessualità non solo a fini riproduttivi ma anche staccata dalle esigenze immediate delle pulsioni, dell'ossessione del sesso visto e vissuto come solo divertimento, è questa una sessualità “pericolosa” per l'individuo e per l'intero sistema sociale?

Direi di no e aggiungerei che, purtroppo, non è questo il messaggio che giunge dai mass media al quale sono continuamente esposte le nuove generazioni.

Il ragazzino o la ragazzina che popola le nostre scuole primarie secondarie (ex scuole medie) è quello che veste attillatissimo, che espone parti del proprio corpo anche in condizioni climatiche non molto confortevoli, che mostra un'attenzione particolare per la propria forma fisica, a volte in maniera ossessiva, che ostenta comportamenti adultizzati nel suo rapporto con il fumo, con l'alcool, con il sesso.

Lo spazio dedicato all'infanzia si accorcia e si evidenzia un'innaturale premura di spingersi “oltre” quando ancora non si è provvisti di risorse e strumenti atti a mediare le esperienze di vita.

Il luogo dove i ragazzi trascorrono molte ore della propria giornata è la scuola, l'ambiente che, subito dopo la famiglia, viene investito di significati affettivi importanti, dove nascono relazioni diverse da quelle che si instaurano tra le pareti domestiche. Per questa ragione, proprio perchè luogo privilegiato a livello emotivo, la scuola può e deve diventare un luogo di formazione prima ancora che di informazione, perchè, allora, escludere da questo contesto proprio la sessualità?

Raramente i genitori trovano all'interno del piano dell'Offerta Formativa (POF) l'opportunità di far avvicinare i propri figli alla sfera della sessualità e dell'affettività con la stessa facilità con cui trovano il corso di scherma piuttosto che di pittura su ceramica. Da premettere che, qualora la scuola si rendesse così sensibile e attenta da proporre un progetto sull'affettività e sessualità lo dovrebbe fare a suo carico e per propria scelta, affidandosi ad un esperto, dal momento che l'educazione sessuale non è prevista nei programmi curriculari istituzionalizzati.

Considerato il panorama sociale di vita penso che sia veramente giunta l'ora, forse siamo anche in ritardo, in cui genitori e insegnanti prendano coscienza della necessità di considerare la sessualità e l'affettività come di un qualcosa che può e deve essere educato. I tentativi di far rientrare questo aspetto così prettamente “umano” ma anche così bistrattato, all'interno dei progetti relativi all'educazione alla salute, fanno sì che il termine sessualità entri nelle scuole solo se accompagnato da prevenzione, rendendo così asettico e impersonale l'argomento al punto che a fatica, i destinatari, riescono ad appropriarsene e a tradurlo in termini di esperienza.

La “medicalizzazione” della sessualità esclude a priori, anzi demonizza, l'aspetto relazionale scindendo agli occhi dei fruitori i due elementi: persona e sesso.

La sessualità è la persona, è come si muove, come si approccia con il mondo esterno e proprio perchè tocca ambiti così profondi scatena vissuti i più diversi al punto che può essere veramente difficile poterne trattare gli aspetti in un contesto scolastico se non si è adeguatamente formati.

La conciliazione fra educazione e sessualità, però, trova il suo significato quando, intervenendo nell'ambito dell'adolescenza, o meglio, delle caratteristiche di questa attuale adolescenza, si pone come mediazione tra lo sbandierare il piacere del corpo a tutti i costi e la simbolizzazione dei valori della sessualità maschile e femminile, senza la quale il sesso è privato della sua carica erotica destinato ad approdare in un esaurimento della passionalità in età adulta.

La corporeità, ricerca e significati del piacere, sentimenti, affetto e amore sono elementi assolutamente non scindibili da promuovere attraverso l'educazione, e nella scuola, a questo scopo, esiste una risorsa eccellente quale il gruppo classe, che si muove in sincronia e che l'educatore coordina in una sorta di regia attraverso riflessioni, discussioni, scambi, lanci e rilanci.

La sessualità è esperienza conflittuale per sua natura e coinvolge la persona nella sua totalità. E' ambivalente, produce piacere e soddisfazione ma anche amarezza e delusione, porta con sé sentimenti come affermazione di sé e riconoscimento dell'altro, non è mai statica ma si arricchisce strada facendo e si evolve.

Mi pare che ci sia molto da imparare in tutto ciò ed ognuno di noi sia chiamato in causa di fronte alla propria sessualità, qualsiasi sia l'età e la fase di vita. Educare alla sessualità spaventa perché può evocare in ciascuno di noi “fantasmi” interiori, ma è un dovere del genitore impegnarsi verso i propri figli e l'istituzione scolastica entra in scena immediatamente dopo, soprattutto quando la famiglia non si riveli all'altezza, ma sempre necessariamente attraverso un lavoro sincronico.

Termino citando S. Freud, il padre della psicoanalisi:

“L'uomo...è originariamente e fondamentalmente un essere sessuale, in quanto essere che esiste nel mondo in rapporto con altri uomini”.

 

 

 

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