Per un’esposizione al sole...ragionata

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Per un’esposizione al sole...ragionata È difficile che un bambino non ami il sole, anche perché, soprattutto in vacanza, le belle giornate e la vita all’aria aperta coincidono per lo più con le opportunità di ritrovo e di gioco con i coetanei.

Le numerose campagne di informazione e educazione sanitaria, il contributo dei pediatri, molto spesso consultati sull’argomento, nonché l’influenza di messaggi pubblicitari hanno ormai sensibilizzato l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere la pelle per prevenire scottature e fastidi inutili. I bambini sono certamente i primi a godere di tale particolare attenzione, al di là comunque del fatto che sono costituzionalmente ancora più sensibili alle radiazioni solari. Queste ultime - e non solo nell’infanzia - sono utili all’organismo in quanto attivano la vitamina D, che promuove la mineralizzazione ossea, ed esplicano un effetto battericida e fungicida; più recentemente è stato inoltre enfatizzato anche un loro ruolo antidepressivo, e rivitalizzante. È altrettanto vero, però, che la moderazione e il buon senso sono sempre le migliori guide e che un week end o il ferragosto sotto un sole cocente possono essere molto più dannosi di una settimana di esposizione graduale o frammentaria.


Qualche pregiudizio da sfatare

Molte volte vengono inavvertitamente trascurati alcuni importanti concetti di base, su cui sarebbe opportuno richiamare l’attenzione:

1)  l’abbronzatura, prima che uno status symbol oggi molto ricercato, è fondamentalmente un sistema di protezione naturale della nostra pelle, a seguito di un “insulto” fisico. Tanto è vero che la prima reazione al sole è l’eritema, ossia una risposta infiammatoria che, attraverso la liberazione locale di mediatori flogistici e di interleuchine, mobilita le cellule del sistema immunitario;

2)  non soltanto i raggi diretti ma anche quelli riflessi (ad esempio dalla sabbia, stando sotto l’ombrellone, o in acqua) sono importanti per la pelle, cosicché per un bambino al disotto dei 2 anni può non essere sufficiente la scelta di una zona ombreggiata o la copertura - che si spera ragionevole in rapporto ai valori di temperatura e umidità ambientali - con indumenti. Anche in una giornata nuvolosa, inoltre, ci si può abbronzare, mentre i momenti più a rischio di scottature sono le ore centrali della giornata e l’esposizione al sole dopo un temporale, quando i raggi ultravioletti, scomparse le nuvole in cielo, dalle quali vengono in certo senso filtrati, colpiscono la pelle con tutta la loro energia;

3)  il sole non provoca soltanto danni momentanei e necessariamente evidenziabili a breve termine. Alcuni studi recenti, infatti, tendono a sottolineare il concetto di danno cumulativo, che si somma cioè nel tempo favorendo, attraverso la sintesi di radicali liberi, i processi di invecchiamento della cute (in particolare gli UV-B, ai quali si aggiunge anche l’effetto degli UV-A) e condizionando un progressivo incremento del rischio di tumori della pelle, quali lo spinalioma. Anche il melanoma, di cui tanto oggi si parla, rientra tra i rischi neoplastici, ma è maggiormente influenzato dalla modalità più che dall’entità dell’esposizione al sole: secondo le evidenze attuali, infatti, è più probabile l’insorgenza di un melanoma in un individuo che prenda il sole in maniera saltuaria, brusca e intermittente. Secondo indagini retrospettive le scottature in età infantile sembrano in particolare il principale fattore di rischio.

4)  i raggi UV-B promuovono l’inattivazione prima e la distruzione poi delle cellule di Langerhans, che nella cute giocano un ruolo di difesa immunitaria nonché di cooperazione ai processi riparativi. Il danno alle cellule di Langerhans si ripercuote dunque sia sull’immunosorveglianza nei confronti sia della possibile e spontanea comparsa di cellule neoplastiche o geneticamente mutate, peraltro promossa dall’alterazione del DNA da parte degli stessi ultravioletti, sia dell’eventuale aggressione da parte di piogeni, che proprio nella stagione estiva trovano condizioni ambientali favorevoli alla loro proliferazione e diffusione interindividuale;

5)  spesso le mamme si sentono psicologicamente tranquille dopo aver opportunamente spalmato di crema i propri bambini, ma non bisogna dimenticare che:
- al di là di particolari situazioni, come per esempio nel neonato e nel lattante, l’impiego di prodotti a protezione totale non sempre è opportuno. Essi impediscono infatti qualsiasi forma di pigmentazione, e quindi l’attivazione di meccanismi di fotoprotezione naturale. Una copertura globale è perciò utile in caso di esposizione occasionale - e non continuativa - al sole;
- una reale protezione dovrebbe incominciare ancora prima dell’esposizione al sole e protrarsi con regolarità per l’intera durata di quest’ultima, indipendentemente dalla qualità della pigmentazione cutanea e dal grado di abbronzatura raggiunto.

Ulteriori considerazioni

Un rischio ulteriore dell’esposizione al sole – in questo caso non agli ultravioletti ma ai raggi infrarossi -, tanto maggiore quanto più piccolo è il bambino, è la possibilità di una rapida disidratazione, che può essere ulteriormente favorita da un rapporto svantaggioso tra superficie e peso corporeo e dalla presenza di una cute eritematosa e alterata nelle sue funzioni di barriera. La disidratazione, d’altra parte,   può configurarsi quale reale e temibile minaccia per un bambino piccolo, determinando da un lato uno squilibrio metabolico ed elettrolitico e dall’altro possibilità di pericoloso innalzamento della temperatura corporea (ipertermia, colpo di sole o di calore), che si ripercuote principalmente sul sistema nervoso (convulsioni, danni alle strutture cerebrali anche irreversibili). Non si devono infine trascurare altri effetti promossi dalle radiazioni solari :

- possibile insorgenza di reazioni di fotosensibilità o di fotoallergia, ad esempio legati all’ingestione di particolari farmaci o all’applicazione locale di profumi o creme (tra cui le stesse a base di antistaminici);

- inibizione funzionale – a partire dalla pubertà - delle ghiandole sebacee, che comporta una più marcata secchezza della cute e quindi una sua maggiore irritabilità e predisposizione a fenomeni di carattere flogistico.

Un consiglio sulle creme solari dovrebbe essere sempre personalizzato, e cioè basato sulle caratteristiche di pigmentazione (il cosiddetto “fototipo”) del singolo bambino. Inoltre si dovrebbero preferire quei prodotti a elevata sostanzialità, e cioè tali da non essere asportati dall’acqua o da un semplice sfregamento sulla pelle.


 

 

 

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