Mal di pancia
Tutti i bambini vanno incontro nella loro vita a diversi episodi di “mal di pancia”. Il più delle volte la causa può essere facilmente stabilita, in altre circostanze, invece, possono rendersi necessari il consulto del pediatra e l’esecuzione di opportuni esami.
Nei bambini più grandicelli, inoltre, non bisogna dimenticare che il mal di pancia, se pur in una minoranza di casi, potrebbe essere legato non a una malattia vera e propria ma a un particolare stato psicologico (stress, agitazione, emozioni particolarmente forti) o essere addirittura utilizzato come pretesto per evitare un impegno (ad esempio la scuola). E’ bene tuttavia che sia il pediatra a verificare quest’ultima ipotesi, mentre compito dei genitori è osservare con molta attenzione il comportamento e i disturbi del bambino, in modo da aiutare il medico nella formulazione della diagnosi appropriata.
Osservare e capire
Dopo i 2 anni il bambino riesce di solito a esprimersi con maggiore precisione, ma è sempre bene verificare se le sue affermazioni corrispondono al vero: se, ad esempio, alla domanda “dove ti fa male il pancino” lui indica sempre la stessa sede e, per quanto distratto con qualche pretesto, sobbalza quando lo si tocca proprio in quel punto è molto probabile che il dolore sia ben localizzato. Allo stesso modo è fondamentale valutare l’intensità del dolore: l’atteggiamento di raccolta delle braccia sul pancino, la tendenza ad accovacciarsi o il desiderio di stare sdraiato sono piccoli indizi che confermano che il dolore è forte. Un altro aspetto importante è la segnalazione al pediatra di altri elementi: vomito, diarrea, febbre, forte raffreddore, cibi assunti nelle ultime 24 ore assunzione di farmaci sono informazioni utili per meglio comprendere il problema.
Cosa si può fare subito
Prima ancora di affrontare il problema, che il più delle volte si presenta all’improvviso, i genitori non devono cedere all’ansia, che è certamente costruttiva ma rischia di peggiorare lo stato delle cose. Se il giorno prima il bambino ha fatto “pasticci” a tavola è ragionevole pensare che sia quella la ragione dei suoi disturbi, nel qual caso può essere utile una dieta più leggera. Maggior attenzione richiede invece la comparsa di vomito e/o diarrea: in questo caso, escluse le cause alimentari, l’evenienza più probabile è che sia in atto un’infezione (ad esempio un’enterite) o, meno frequentemente, che siano presenti nell’intestino dei parassiti (vermi): l’esecuzione di un opportuno esame, la coprocoltura, potrà confermare questi sospetti. Spesso, però, anche le forme respiratorie possono ripercuotersi sull’apparato digerente. Al di sotto dei 2 anni d’età è più elevato il rischio di disidratazione, cioè di perdita di liquidi e sali minerali, che si manifesta con secchezza e successivo screpolamento della pelle e delle mucose (occhi, labbra, bocca). E’ quindi fondamentale proporre al bambino – se necessario a piccoli sorsi - un opportuno preparato reidratante o acqua zuccherata, soprattutto se ha sete, se il suo alito acquista un odore sgradevole e se la sua temperatura corporea tende a salire. In caso di diarrea la somministrazione di fermenti lattici contribuisce a ripristinare una flora batterica verosimilmente alterata e a favorire l’eliminazione del potenziale agente infettivo.
Il dolore da appendicite (l’addome risulta teso e dolorante) nel bambino si localizza tipicamente al centro dell’addome. Una verifica semplice ma attendibile di questa possibilità è data dalla differenza tra temperatura rettale e temperatura ascellare: se supera 0,5 °C è molto probabile che sia in atto un’infiammazione dell’appendice, ed è perciò consigliabile far visitare il bambino dal pediatra.
Cosa è bene evitare
• E’ sconsigliabile somministrare arbitrariamente farmaci che devono esser prescritti dal medico senza prima aver consultato il proprio pediatra di fiducia.
• Cioccolato, insaccati (prosciutto crudo, salame, pancetta e così via) e altri cibi grassi o speziati possono essere reintrodotti soltanto a guarigione avvenuta.
• Finchè le sue condizioni generali non sono tornate alla normalità è opportuno evitare contatti del bambino con i coetanei, ai fini di ridurre i rischi di un contagio. Questo, tuttavia, risulta molto difficile all’interno del nucleo familiare, se vi sono fratellini o sorelline.
• Non perdere tempo ma consultare subito il pediatra o andare in pronto soccorso se:
– il bambino è piccolo e diarrea e vomito sono molto violenti;
– se si notano tracce evidenti di sangue;
– se la febbre è molto alta e le condizioni del bambino continuano a peggiorare;
– se il mal di pancia è molto forte che il bambino resta immobile e piange disperatamente se gli si tocca l’addome;
– se la differenza tra temperatura rettale e ascellare supera il mezzo grado.
L’acetone
- Una delle possibili cause di mal di pancia è l’acetone. L'acetone è più semplicemente spia di un equilibrio momentaneamente alterato del consumo di sostanze alimentari per la produzione di energia. La crisi di acetone può manifestarsi all'improvviso o viceversa con gradualità: il cambiamento dell'alito è il primo segnale, al quale fa seguito la comparsa di dolori addominali e di conati di vomito. Anche la perdita di liquidi (disidratazione) può svolgere un ruolo favorente la crisi di acetone.
Cosa fare allora di fronte a una crisi di acetone? Se si ha la fortuna di accorgersi per tempo della modificazione dell'alito è bene ridurre o sospendere al più presto tutti i cibi a più elevato contenuto in grassi (oli, insaccati, focaccia, patatine). In sostituzione sono indicati gli alimenti ad alto tenore di zuccheri: il tè zuccherato, freddo oppure accompagnato da le fette biscottate, ad esempio, rappresenta una scelta corretta.
Dalle allergie al mal d’auto: altre cause possibili
Le allergie alimentari causano normalmente disturbi quali gonfiore addominale, dolore e scariche liquide. Talvolta si accompagnano all’eruzione di chiazze pruriginose che risultano subito sospette. Se si tratta del primo episodio è opportuno cercare di ricostruire l’alimentazione del bambino nelle ultime 24 ore, nel tentativo di identificare un eventuale componente nuovo. Se invece tendono a ripetersi, oltre a prestare attenzione a tutti gli elementi della dieta, inclusi coloranti e conservanti, è opportuno rivolgersi al pediatra per le eventuali indagini di approfondimento.
Alcuni bambini (e adulti) soffrono di chinetosi, cioè di disturbi caratterizzati da vertigini, malessere, mal di testa, nausea e/o vomito in particolari circostanze di movimento: per esempio in auto, in nave, in aereo e così via. È chiaro che in questo caso il mal di pancia non ha una causa autonoma ma è riconducibile a una particolare sensibilità nei confronti di stimoli meccanici, quali le vibrazioni del motore, la permanenza in un ambiente chiuso o il dondolio.
E se il bambino finge…?
In certi casi, soprattutto in età scolare, il mal di pancia può essere addotto quale pretesto per sottrarsi a un impegno, come per esempio un compito o un’interrogazione. In questo caso esso è psicosomatico, cioè esprime la trasposizione sul piano fisico di un malessere interiore oppure di uno stato d’ansia. Un altro stratagemma consiste nel proporre al bambino un’attività piacevole: se dopo qualche tempo cede alla tentazione di giocare o muoversi o se cambia radicalmente il proprio modo di porsi è evidente che il mal di pancia era finto, ma non per questo meritevole di disapprovazione. L’atteggiamento da tenere in questo caso, infatti, deve essere di comprensione e di aiuto piuttosto che di rimprovero.