Definizione di ADHD
L’ADHD, è uno dei più frequenti disturbi dell’età evolutiva ed è caratterizzato da un marcato livello di disattenzione e da una serie di comportamenti secondari che denotano iperattività e impulsività. Se riconosciuto e trattato in maniera idonea, il decorso diventa nettamente più favorevole. I bambini affetti da ADHD, in effetti, non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente, sono disattenti, iperattivi e impulsivi tale da compromettere la loro vita di relazione e scolastica. Il disturbo può essere classificato in tre forme diverse:
- una classica, caratterizzata da iperattività, impulsività e disturbo d'attenzione;
- una forma meno frequente e più difficile da riconoscere in cui compare solo il deficit di attenzione (presente soprattutto nelle femmine);
- una terza, caratterizzata da prevalente iperattività e impulsività.
L’ADHD colpisce il 3,5% circa della popolazione pediatrica ed è uno dei principali problemi medico-sociali dell’infanzia. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, l’ADHD non è un problema marginale che si risolve con l’età, dal momento che persiste infatti in circa due terzi dei casi fino all’adolescenza e in circa un terzo fino all’età adulta. Inoltre, molti tra coloro che non rientrano più nella descrizione clinica di ADHD hanno ancora significativi problemi di adattamento nel lavoro, a scuola o in altri contesti sociali.
Problemi relazionali
Genitori, insegnanti e coetanei sono tutti concordi nel sostenere che i bambini con ADHD manifestano evidenti difficoltà nelle relazioni interpersonali. Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini affetti da deficit di attenzione, con o senza iperattività:
- ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco;
- pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
- presentano un comportamento aggressivo tre volte superior;
- non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
- laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
- laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.
Le cause
Da alcuni anni i ricercatori hanno anche iniziato ad evidenziare le cause genetiche. L’ADHD dipenderebbe infatti da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo. A sua volta, la mancanza di autocontrollo pregiudica altre importanti funzioni cerebrali necessarie per il mantenimento dell’attenzione. Si è osservato inoltre che i fratelli e le sorelle di bambini con ADHD hanno una probabilità di sviluppare il disturbo da 5 a 7 volte superiore a quella dei bambini appartenenti a famiglie non colpite. E i figli di un genitore affetto da ADHD hanno fino a 50% di probabilità in più di sperimentare le stesse difficoltà. I fattori non genetici collegati all’ADHD sono: nascita prematura, uso di alcool e abitudine al fumo di sigaretta da parte della madre, esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia e le lesioni cerebrali - soprattutto quelle che coinvolgono la corteccia prefrontale. Considerati nel loro insieme, tuttavia, questi fattori possono spiegare dal 20 al 30% dei casi di ADHD tra i maschi, e una percentuale ancora inferiore tra le femmine. Contrariamente alla convinzione popolare, infine, non si è trovata alcuna significativa correlazione tra ADHD e metodi educativi o fattori dietetici.
Il decorso e la terapia
Il decorso dell’ADHD può essere quanto mai differente da un individuo all’altro: dalla completa scomparsa, ottenuta grazie a programmi integrati tra genitori e insegnanti che prevedono sostegno scolastico e accorgimenti volti al mantenimento dell’autostima del ragazzo, si può spaziare a situazioni in cui il disturbo rimane in età adulta.
La terapia per l'ADHD, nei casi da moderato a severo, si basa su un approccio interdisciplinari che combina interventi psico-educativi con una terapia farmacologica che deve essere prescritta dallo specialista e monitorata sistematicamente nel tempo.