Bambini e piccoli disturbi del linguaggio. Il parere del pediatra.

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Bambini e piccoli disturbi del linguaggio. Il parere del pediatra. La balbuzie. Un disturbo che nella maggior parte dei casi tende a scomparire spontaneamente.

Oggi parliamo dei disturbi dell’articolazione della parola, dei diversi tipi di balbuzie, delle possibili cause e delle terapie.

1. I diversi tipi di balbuzie.
Balbuzie fisiologica e balbuzie effettiva. Due disturbi profondamente diversi.

Cercando di semplificare un argomento assai complesso, possiamo parlare di due tipi di balbuzie: la balbuzie apparente, altrimenti detta “fisiologica”, e la balbuzie effettiva (o secondaria).
La prima compare in età prescolare, intorno ai due/tre anni, e spesso si manifesta improvvisamente: il bimbo, da un giorno all’altro, inizia a parlare in maniera poco fluida, allunga le vocali e ripete le sillabe. Gli studi più recenti hanno sorprendentemente appurato che i bambini che presentano questo disturbo hanno un vocabolario particolarmente ricco. Inoltre questo tipo di balbuzie non è costante: ci sono giorni in cui si manifesta ripetutamente e altri in cui non compare affatto.
La balbuzie secondaria è molto diversa e più complessa: può comparire anche in età più avanzata e può derivare da fattori ereditari, emotivi o neurologici.

2. Le cause.
Nel bambino piccolo: troppe cosa da pensare, troppe cose da dire. Un fattore neurologico o emotivo nel caso di balbuzie secondaria.

La balbuzie “fisiologica” è un disturbo piuttosto frequente. Compare quando il vocabolario del bambino “esplode” e i pensieri iniziano ad affollarsi in testa. Le cose a cui pensare sono tante e il piccolo le vorrebbe esprimere tutte velocemente, così a volte fa confusione. Questo disturbo va ritenuto “fisiologico” fino a sei/sette anni, e quasi sempre regredisce spontaneamente nell’arco di pochi mesi, senza lasciare tracce. Raramente si cronicizza. Il consiglio per il genitore è di seguire l’evoluzione del disturbo, ma senza preoccuparsene eccessivamente.
Il secondo tipo di balbuzie, invece, è più articolato e complesso. Può essere causato da motivi psicologici (uno stato d’ansia o un disagio che il bimbo fatica a comunicare) o neurologici. La diagnosi che stabilisce l’origine della balbuzie spetta a un equipe di specialisti formata da pediatra, logopedista, neurologo e psicologo.

3. La terapia.
In caso di balbuzie “fisiologica”, semplice controllo della sua evoluzione. In caso di balbuzie secondaria, terapia mirata su “sintomo” e “sindrome”.

Sulla balbuzie “fisiologica” non servono quasi mai interventi mirati, è sufficiente che i genitori tengano sotto controllo la sua naturale evoluzione. Sulla balbuzie effettiva, invece, si interviene con una terapia mirata la cui durata dipende dall’entità dei sintomi.
Il logopedista cura l’aspetto della riabilitazione del linguaggio con esercizi specifici e tecniche di facilitazione verbale, intervenendo sulla respirazione e sull’organizzazione ritmica del linguaggio. Ma, affinché la terapia sia efficace, è necessario agire sia sul “sintomo” (cioè sul disturbo del linguaggio) sia sulla “sindrome” (cioè su come il bambino vive il proprio disturbo). Se sul primo aspetto si tende a intervenire tra i cinque e i sette anni d’età, sul secondo si può iniziare a lavorare già dai tre anni per prevenire il rischio che il bambino balbuziente si chiuda in se stesso e manifesti problemi di autostima.

Link utili e strumenti:

Centro di ricerca e cura della balbuzie, dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento

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